Mona Lisa

I stare at the painting of the woman who blankly looks ahead with the slightest hint of a smile, as though she knows all of the secrets of the universe.

She sits in her place on the wall like it’s her throne. This wall is reserved solely for her, not shared with any lesser portraits. I treat her like a queen; it’s what she deserves.

“What secrets do you know?” I ask every day, and every time, she doesn’t answer.

On the four hundredth and fifty-third day, I say, “Mona Lisa, on the wall, tell me the greatest secret of all.”

“What you seek is no more,” an omnipotent voice fills the room with its powerful rumble. The answer doesn’t please me, but a response is the beginning of the end.

“Tell me more,” I demand, and there is no reply.

As I stare again into endless void of the Mona Lisa’s eyes, begging for another answer and to hear her voice once more, her gaze shifts to look directly at me.



Fisso il dipinto della donna che guarda avanti con il minimo accenno di un sorriso, come se conoscesse tutti i segreti dell'universo.

Si siede al suo posto sul muro come se fosse il suo trono. Questo muro è riservato esclusivamente a lei, non condiviso con ritratti minori. La tratto come una regina; è quello che si merita.

"Quali segreti conosci?" Lo chiedo ogni giorno e ogni volta non risponde.

Il quattrocento e cinquantatreesimo giorno, dico: "Mona Lisa, sul muro, dimmi il più grande segreto di tutti".

"Quello che cerchi non è più", una voce onnipotente riempie la stanza con il suo potente rombo. La risposta non mi fa piacere, ma una risposta è l'inizio della fine.

"Dimmi di più", chiedo, e non c'è risposta.

Mentre guardo di nuovo nel vuoto infinito degli occhi della Gioconda, chiedendo un'altra risposta e ascoltando ancora una volta la sua voce, il suo sguardo si sposta per guardarmi direttamente.

written for day 15 of the literal challenge's like the prose event.

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